Fat shaming: l’odio per le persone grasse si basa sull’ipocrisia

Pubblicato in Curvy Star da

Il sorriso di Callie Thorpe è la dimostrazione che il fat shaming, ovvero l’odio nei confronti delle persone grasse, non ha nulla a che fare con il loro sovrappeso. Nasce piuttosto da un’irrazionale e maliziosa discriminazione, amplificata e resa “lecita” dai social media e da saccenti guru di bellezza, dalla lingua tagliente e l’anima di zolfo.

Callie Thorpe è bellissima. Una bellissima donna in sovrappeso e nota blogger plus-size di From the Corner of  the Curve.
Ed io – in perenne lotta con il mio di peso – ho iniziato a seguirla quando l’ho vista sorridere, fasciata in un meraviglioso abito da sposa a sirena, in una foto del suo matrimonio. Adoro il suo stile e il modo disinvolto con cui passa da un due pezzi super-fashion al classico outfit casual giubbotto di pelle+ vestitino, così vicino al mio di stile.

Da Mikonos – dove si trovava in vacanza la scorsa settimana – ci ha regalato una serie di scatti, condivisi sui suoi profili social, dove metteva in mostra con orgoglio e nonchalance il suo raggiante sorriso, una collezione di costumi straordinaria e il suo corpo così libero, ma così lontano dai tradizionali standard di bellezza contemporanea.

Inutile dire che le mamma dei cyberbulli è sempre incinta e di dita ne cadono ancora troppo poche. Molti dei suoi scatti sono stati commentati in modo sprezzante e violento. Così lei ha risposto su Twitter, giocando una preziosa carta nella lotta contro il fat shaming.

L’ipocrisia alla base del fat shaming: ci pensa Callie!

Callie scrive: “Sto per dire qualcosa che non avrei mai pensato di dire. Sono poco sana. Ma questo non mi rende meno umana, o meno meritevole di rispetto”

La blogger ha poi messo in evidenza l’ipocrisia che c’è alla base del fat-shaming, dell’inganno alla base dell’odio per le persone grasse, scrivendo:

” Scommetto che anche voi avete dei comportamenti malsani: forse bevi troppo, fumi, prendi il sole senza protezione o dormi poco.” “Anche voi siete quindi poco sani. Ma siccome il mio corpo appare malsano, sono io quella che viene derisa, bullizzata, presa come esempio negativo.

Ha poi aggiunto:

“Io sono in sovrappeso, un medico mi classificherebbe come obesa. E sì, dovrei lavorare per migliorare la mia salute. Ma io non offenderei mai le altre persone. Non accetto il fatto che io e i miei amici possiamo essere rispettati solo se seguiamo gli standard di ciò che comunemente viene accettato come sano” “La salute non è un dovere morale, non ti rende più o meno degno delle altre persone. “La verità è che tutti moriremo un giorno, e questa è l’unica certezza che abbiamo”.

Alla pioggia di tweet di Callie sono seguiti altrettanti attestati di stima da parte di chi da sempre è stato vittima di fat shaming e bullismo. Perché vi ho raccontato questa storia? Perché vorrei che ci/vi entrasse in testa.

Non è il nostro aspetto a renderci meno meritevoli di rispetto. Il corpo è nostro e il nostro compito è prendercene cura, non di certo perché sono gli altri a chiedercelo.

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